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Santuario globale: la Sagrada Familia al crocevia del pontificato di Leone XIV

«Con Papa Leone la Sagrada Familia diventerà santuario globale»: così Armand Puig i Tarrés — teologo, biblista, autore del volume Antoni Gaudí. Vita e opera (edizioni Paoline, aprile 2026) e responsabile Avepro (Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche) — ha inaugurato la colazione di lavoro con la stampa vaticanista promossa stamane da Iscom (Roma, martedì 5 maggio, via Dè Penitenzieri), a un mese esatto dal viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Spagna. 

Puig ha offerto una lettura acuta e circostanziata dell’architetto catalano, sottraendolo tanto alla riduzione estetica quanto alla retorica agiografica. «Gaudí non è semplicemente un modernista: è Gaudí», ha affermato, insistendo su una originalità irripetibile, «perché i geni non hanno discepoli». La sua opera, e in particolare la Basilica della Sagrada Familia, va compresa come «teologia in pietra», una sintesi in cui «la materia diventa capace di esprimere lo spirito». 

Riprendendo più volte il filo della mistica gaudiniana, Puig ha delineato le coordinate profonde della sua esperienza: «Provvidenza, ascensione, sacrificio e gloria». Quattro assi che strutturano non solo la sua visione spirituale, ma anche la grammatica architettonica della basilica. 

«Senza sacrificio non si costruisce nulla di veramente grande», ha osservato, evocando la radicalità di una vita segnata da svolte decisive, come il digiuno del 1894 o la scelta, dal 1914, di dedicarsi esclusivamente alla Sagrada Familia. 

La Basilica emerge così come un organismo simbolico complesso: la facciata della Natività «è il trionfo della vita», quella della Passione «mostra la durezza della prova», mentre la Gloria rimanda al compimento escatologico. «È un'architettura penetrata dal simbolo», ha ribadito Puig, capace di parlare anche a chi non condivide la fede cristiana, perché «la bellezza è un linguaggio universale». Non a caso, ha ricordato, visitatori provenienti da contesti culturali lontani «restano attratti, anche senza comprendere pienamente». 

Nel confronto tra Pontefici, il relatore ha proposto la seguente chiave interpretativa: «Con Benedetto XVI la Sagrada Familia è diventata santuario d’Europa; con Papa Leone si configura come santuario globale». Una continuità che non è mera ripetizione ma fecondo sviluppo: «Il pontificato attuale — ha rilevato — ha una vocazione universale che trova nella Basilica un paradigma eloquente». 

Puig non ha ignorato le criticità del presente, legate al rapporto tra turismo di massa e vita ecclesiale: «È una chiesa confessionale ma non confessionalista», ha spiegato, «non schiaccia, ma eleva». Anche il gesto apparentemente superficiale di una fotografia, ha aggiunto, non va liquidato: «Non possiamo sapere cosa accade nell’interiorità delle persone». 

In filigrana, emerge l’idea di una Chiesa che, attraverso la bellezza e il simbolo, continua a interrogare il mondo. «Gaudí era fissato sulla gloria di Dio», ha concluso Puig, e proprio questa tensione sembra oggi riemergere come chiave di lettura sia della sua opera sia del cammino ecclesiale contemporaneo

Antonino Piccione